453 76. Padre dei poveri e povero lui stesso, Francesco,
facendosi povero con i poveri non poteva sopportare senza
dolore di vedere qualcuno più povero di lui, non per
orgoglio, ma per intima compassione, e sebbene non vestisse
che una sola tonaca misera e rozza, spesso bramava spartirla
con qualche bisognoso. Ma poiché era un povero ricchissimo,
spinto dalla sua struggente compassione, per poter aiutare
i poveri, quando il tempo era gelido, ricorreva ai ricchi
chiedendo a prestito un mantello o altri indumenti. Se questi
glieli davano con maggior entusiasmo di quello con cui egli
li domandava, dichiarava: «Accetto di riceverli, ma
a condizione che non vi aspettiate mai più di riaverli».
E col cuore esultante ne rivestiva il primo indigente che
gli capitasse di incontrare.
454 Qualunque parola offensiva pronunciata contro
i poveri lo feriva al cuore, e non poteva soffrire che qualcuno
insultasse o maledicesse qualunque creatura di Dio. Un giorno
udì un frate fare una insinuazione ad un poveretto
che supplicava l'elemosina: «Non vorrei che tu fossi
ricco e ti fingessi bisognoso!». Come l'udì il
padre dei poveri, san Francesco, rimproverò molto duramente
il frate che aveva pronunciato quelle parole, e gli ordinò
di spogliarsi davanti al mendicante e di chiedergli perdono,
baciandogli i piedi. Era solito dire: «Chi tratta male
un povero fa ingiuria a Cristo, di cui quello porta la nobile
divisa, e che per noi si fece povero in questo mondo»
(2Cor 8,9). Spesso perciò, incontrando qualche povero
con carichi di legna o altri pesi, prendeva sulle sue spalle
quei pesi, sebbene fosse assai debole.
455 77. La sua carità si estendeva con cuore
di fratello non solo agli uomini provati dal bisogno, ma anche
agli animali senza favella, ai rettili, agli uccelli, a tutte
le creature sensibili e insensibili. Aveva però una
tenerezza particolare per gli agnelli, perché nella
Scrittura Gesù Cristo è paragonato, spesso e
a ragione, per la sua umiltà al mansueto agnello. Per
lo stesso motivo il suo amore e la sua simpatia si volgevano
in modo particolare a tutte quelle cose che potevano meglio
raffigurare o riflettere l'immagine del Figlio di Dio.
456 Attraversando una volta la Marca d'Ancona, dopo
aver predicato nella stessa città, e dirigendosi verso
Osimo, in compagnia di frate Paolo, che aveva eletto ministro
di tutti i frati di quella provincia, incontrò nella
campagna un pastore, che pascolava il suo gregge di montoni
e di capre. In mezzo al branco c'era una sola pecorella, che
tutta quieta e umile brucava l'erba. Appena la vide, Francesco
si fermò, e quasi avesse avuto una stretta al cuore,
pieno di compassione disse al fratello: «Vedi quella
pecorella sola e mite tra i caproni? Il Signore nostro Gesù
Cristo, circondato e braccato dai farisei e dai sinedriti,
doveva proprio apparire come quell'umile creatura. Per questo
ti prego, figlio mio, per amore di Lui, sii anche tu pieno
di compassione, compriamola e portiamola via da queste capre
e da questi caproni».
78. Frate Paolo si sentì trascinato
dalla commovente pietà del beato padre; ma non possedendo
altro che le due ruvide tonache di cui erano vestiti, non
sapevano come effettuare l'acquisto; ed ecco sopraggiungere
un mercante e offrir loro il prezzo necessario. Ed essi, ringraziandone
Dio, proseguirono il viaggio verso Osimo prendendo con sé
la pecorina. Arrivati a Osimo si recarono dal vescovo della
città, che li accolse con grande riverenza. Non seppe
però celare la sua sorpresa nel vedersi davanti quella
pecorina che Francesco si tirava dietro con tanto affetto.
Appena tuttavia il servo del Signore gli ebbe raccontato una
lunga parabola circa la pecora, tutto compunto il vescovo
davanti alla purezza e semplicità di cuore del servo
di Dio, ne ringraziò il Signore. Il giorno dopo, ripreso
il cammino, Francesco pensava alla maniera migliore di sistemare
la pecorella, e per suggerimento del fratello che l'accompagnava,
l'affidò alle claustrali di San Severino, che accettarono
il dono della pecorina con grande gioia come un dono del cielo,
ne ebbero amorosa cura per lungo tempo, e poi con la sua lana
tesserono una tonaca che mandarono a Francesco mentre teneva
un capitolo alla Porziuncola. Il Santo l'accolse con devozione
e festosamente si stringeva la tonaca al cuore e la baciava,
invitando tutti ad allietarsi con lui.
457 79. Un altro giorno, pellegrinando per la stessa
Marca, con il medesimo frate Paolo, che era ben felice d'accompagnarlo,
si imbatterono in un uomo che portava al mercato due agnelli
da vendere, legati, belanti e penzolanti dalle spalle. All'udire
quei belati, il servo di Dio, vivamente commosso, si accostò,
accarezzandoli, come suol fare una madre con i figlioletti
che piangono, con tanta compassione e disse al padrone: «Perché
tormenti i miei fratelli agnelli, tenendoli così legati
e penzolanti?». Rispose: «Li porto al mercato
e li vendo: ho bisogno di denaro». E Francesco: «Che
ne avverrà?». E quello: «I compratori li
uccideranno e li mangeranno». Nell'udire questo il Santo
esclamò: «Non sia mai! Prendi come compenso il
mio mantello e dammi gli agnelli».
Quell'uomo fu ben felice di un simile baratto, perché
il mantello, che Francesco aveva ricevuto a prestito da un
uomo proprio quel giorno per ripararsi dal freddo, valeva
molto di più delle due bestiole. Ma ricevuti gli agnellini,
il Santo di nuovo si rese conto del problema imbarazzante:
«Come provvedervi?» e, per consiglio di frate
Paolo, li restituì al padrone, raccomandandogli di
non venderli, di non recar loro danno alcuno, ma di mantenerli
e custodirli con cura.